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per i lunghi indugi



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Malattie cardiovascolari, con l'aumento di diabete e obesità sarà emergenza
 
Uccidono di meno rispetto al passato, ma restano la prima causa di morte.
E il loro peso aumenterà con la grande diffusione di obesità e diabete.
 
Michele Musso - Mercoledì 24 Giugno 2015
 
cuoreUccidono di meno, ma restano comunque la prima causa di morte nel mondo e in Europa. E nonostante i progressi compiuti negli ultimi cinquant'anni nella prevenzione e nel trattamento, ci sono due buoni motivi per non abbassare la guardia e anzi per temere che ictus e infarti tornino a causare numerosi decessi: stiamo parlando dell'obesità e del diabete. A fotografare la situazione delle malattie cardiovascolari (Cvd) è il rapporto europeo Malattie cardiovascolari e diabete: strumenti per fornire cure migliori, pubblicato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).  
Ecco cosa dicono i dati. Meno persone muoiono per infarto, ictus cerebrale, trombosi venosa e trombosi arteriosa ed embolia, che sono le patologie che rientrano sotto il cappello "malattie cardiovascolari". Negli ultimi cinquant'anni, dice l'Ocse, c'è stato un calo del 60% nei tassi di mortalità. Un successo spiegabile con l'adozione delle corrette misure di prevenzione, per esempio il numero di fumatori è sceso dell'8% dal 1997 al 2009. E anche con i progressi della medicina e della tecnologia, che hanno fornito strumenti fondamentali per diagnosticare meglio e più rapidamente queste malattie e per curarle con maggiore efficacia e mezzi per controllare il colesterolo, la pressione sanguigna, il diabete.
Nonostante questi dati positivi, le patologie cardiovascolari restano la principale causa di morte nei paesi Ocse, con tassi variabili a seconda dei diversi Stati. Si va da meno di 200 per 100 mila persone in Giappone, Francia, Corea e Israele ogni anno fino a oltre 500 nei Paesi dell'Europa centrale eorientale, tra cui Slovacchia, Ungheria, Estonia e Repubblica.
Una minaccia ai progressi fatti viene però dall'aumento, soprattutto tra i giovani, dell'obesità e del diabete, che non faranno che peggiorare la situazione aumentando il rischio di andare incontro a Cvd: circa 85 milioni di persone hanno il diabete nei Paesi Ocse, vale a dire il 7% dei soggetti con età comrpesa tra 20 e 79 anni. Questo numero dovrebbe raggiungere i 108 milioni entro il 2030, un incremento del 27%, il che significa altri 23 milioni di pazienti con elevati bisogni di assistenza sanitaria e maggior rischio di complicanze.
In quest'ottica diventa fondamentale la prevenzione. Come fa sapere in una nota l'Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari onlus (Alt) che dal 1995 rappresenta l'European heart network (Ehn) in Italia, l'80 % degli ictus e degli infarti potrebbe essere evitato intervenendo in tempo su abitudini di vita scorrette o pericolose come l'abitudine al fumo di sigaretta, un'alimentazione eccessivamente ricca di calorie e di grassi saturi e di zuccheri, e una insufficiente attenzione all'attività fisica.
«La prevenzione delle malattie da trombosi funziona davvero, rapidamente, non in anni», dice Lidia Rota Vender, presidente di Alt. «I dati lo dimostrano,  l'eliminazione dei fattori di rischio riduce la probabilità di eventi, salvando dalla trombosi almeno una persona su tre». La prevenzione è quindi possibile e urgente, ma va implementata con interventi efficaci e inoltre bisogna rendere accesibili per tutti le cure e le tecniche di diagnosi.
E su questo fronte la lotta alle Cvd è un po' indietro. Nel suo report l'Ocse fa sapere che molti Paesi sono ancora lontani dal fare le necessarie riforme sanitarie per fornire la qualità di cure necessaria per migliorare gli esiti delle malattie cardiovascolari. Per questo ha stilato una serie di raccomandazioni per gli Stati membri, tra cui quella di incentivare stili di vita sana, indirizzare le preferenze del consumatore verso scelte di cibi sani, aumentare il prezzo di cibi pericolosi per la salute per il loro contenuto di sale, grassi saturi, zuccheri e calorie e imporre una regolamentazione su scelte alimentari non sane.
 
 
 
 

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