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La dieta mediterranea contro il rischio diabete PDF Stampa E-mail

La dieta mediterranea contro il rischio diabete

Le difficoltà economiche ci stanno però allontanando dai cibi più sani.
Lo studio «Moli-sani» studia quanto giocano i fattori genetici e ambientali nelle malattie cardiovascolari

di Adriana Bazzi - www.corriere.it - 9 settembre 2014 

La dieta mediterranea è in crisi da tempo, colpa della recessione. Così si ingrossa l’esercito degli obesi e riemerge il rischio di malattie cardiovascolari che le abitudini alimentari, tipiche dell’Italia e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, stavano tenendo a bada. Iscritta nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco nel 2010, oggi sta per essere surclassata da hamburger e patatine fritte, kebab e cibi in scatola, panini e merendine. Perché le verdure fresche e il pesce, capisaldi della dieta mediterranea, sono molto più costosi del cibo spazzatura.

 

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Due studi
La documentazione degli effetti collaterali della crisi a tavola arriva da una ricerca, pubblicata sul British Medical Journal : quanto più è elevato il reddito e il livello di istruzione delle persone tanto più queste sono propense a seguire la dieta mediterranea e tanto meno soffrono di obesità. Un secondo studio, in pubblicazione su Nutrition, metabolism and cardiovascular diseases conferma: a partire dal 2007 hanno dovuto rinunciare, per ragioni economiche, agli alimenti più sani soprattutto gli anziani, i meno abbienti e coloro che vivono nelle zone urbane. I due lavori sono firmati da un gruppo di ricercatori italiani, fra cui Maria Benedetta Donati, e i dati emergono da un progetto chiamato Moli-sani, una sorta di studio Framingham italiano. Quest’ultimo è partito negli Stati Uniti alla fine degli anni Quaranta e da allora sta tenendo sotto controllo l’intera popolazione di una cittadina del Massachusetts, Framingham appunto, alla ricerca di fattori di rischio cardiovascolare. È grazie a questa ricerca se noi oggi sappiamo che il colesterolo in eccesso nel sangue e la pressione alta predispongono a infarto e ictus.


Moli-sano: fattori genetici e ambientali
Lo studio Moli-sani sta facendo qualcosa di analogo: il suo obiettivo è quello di analizzare quanto giocano i fattori genetici e quelli ambientali (compresa appunto la dieta) nel determinare malattie cardiovascolari e certi tipi di tumore. Così un’intera regione si è trasformata in un grande laboratorio scientifico. «Lo studio Moli-sani è partito nel 2002, promosso dalla sede di Campobasso dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - spiega Maria Benedetta Donati, che lo coordina e ne parlerà in occasione della decima Conferenza mondiale sul futuro della scienza, promossa dalla Fondazione Veronesi (Venezia, 18-20 settembre) - con l’idea di coinvolgere 25 mila persone dai 35 anni in su, il 10 per cento degli abitanti del Molise: il reclutamento è avvenuto fra il 2005 e il 2010. Poi, l’anno scorso, l’Università ha chiuso i battenti a Campobasso. Si rischiava di compromettere anni di lavoro, ma il gruppo di ricercatori coinvolti nello studio sono stati accolti all’Istituto Neuromed di Pozzilli, a Venafro, sempre in Molise, un istituto di eccellenza che si occupa di ricerca sulle malattie cerebrovascolari, e hanno potuto continuare l’indagine». Di ogni partecipante allo studio, i medici hanno raccolto un prelievo di sangue e dati relativi a peso e altezza. Non solo: hanno sottoposto tutti i volontari a una spirometria e a un elettrocardiogramma e hanno compilato due questionari, uno sulla loro storia clinica e uno sulle abitudini alimentari e di vita. Ora è il momento di richiamare tutti, uno per uno, e di valutare che cosa è cambiato nelle loro abitudini e nel loro stato di salute. Il progetto è una miniera d’oro di informazioni che ha già permesso una serie di osservazioni interessanti, pubblicate in letteratura (su Medline, la banca dati degli studi scientifici, ne sono censiti una trentina). «Chi aderisce alla dieta mediterranea - continua Donati - è più protetto nei confronti di stimoli infiammatori perché quest’ultima è ricca di sostanze antiossidanti. E questo è un vantaggio dal momento che l’infiammazione cronica è alla base di molte patologie come il diabete o la sindrome metabolica».


I diabetici
Un altro dato interessante riguarda i diabetici (2000 sui 25 mila partecipanti all’indagine): se consumano cibi sani hanno una mortalità inferiore rispetto agli altri. «Le buone abitudini alimentari si stanno però perdendo - conclude Bernardi - e ci stiamo adeguando alle abitudini d’ oltreoceano che, purtroppo, sono le più ricercate dai giovani».

 

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